La formazione dei nomi astratti e deverbali
Dalla qualità o dall'azione al nome
La nominalizzazione trasforma in nome una qualità , un processo o un intero contenuto predicativo. Da un aggettivo possiamo ricavare un nome astratto (stabile → stabilità ); da un verbo, un nome deverbale (ridurre → riduzione).
Il sistema è stabile e si adatta rapidamente.
→ La stabilità e il rapido adattamento del sistema costituiscono due vantaggi.
La nominalizzazione permette di condensare informazioni e di riprendere concetti già introdotti. È quindi frequente nella prosa accademica, tecnica, amministrativa e giornalistica. La forma derivata, tuttavia, non si costruisce applicando meccanicamente un suffisso: molte scelte sono fissate dal lessico.
I nomi astratti da aggettivi
I nomi deaggettivali esprimono qualità , stati o proprietà . Alcuni suffissi ricorrono frequentemente, ma hanno gradi diversi di produttività .
| Suffisso | Base | Nome astratto |
|---|---|---|
| -ità | stabile, possibile, responsabile | stabilità , possibilità , responsabilità |
| -ezza | chiaro, sicuro, debole | chiarezza, sicurezza, debolezza |
| -anza / -enza | importante, coerente, dipendente | importanza, coerenza, dipendenza |
| -itudine | inquieto, solo | inquietudine, solitudine |
| -ia | autonomo, geloso | autonomia, gelosia |
| -ismo | individuale, conforme | individualismo, conformismo |
Il suffisso può selezionare una variante della base: profondo → profondità , uguale → uguaglianza, libero → libertà . In altri casi esistono più derivati con significati distinti: umanità indica la condizione umana o un atteggiamento compassionevole; umanesimo designa invece una corrente culturale.
I nomi in -ità sono femminili e invariabili al plurale nella forma: la possibilità / le possibilità . Il numero è segnalato dall'articolo e dagli altri elementi concordati.
I principali suffissi deverbali
I nomi d'azione trasferiscono nel dominio nominale il processo espresso dal verbo. Possono poi sviluppare valori di risultato, strumento o prodotto.
| Suffisso | Esempi | Tendenza d'uso |
|---|---|---|
| -zione | valutazione, riduzione, digitalizzazione | molto produttivo; comune nei registri formali e settoriali |
| -mento | cambiamento, miglioramento, pagamento | processo, sviluppo o risultato |
| -tura | chiusura, saldatura, scrittura | spesso attività tecniche o processo compiuto |
| -aggio | montaggio, lavaggio, monitoraggio | frequente nei linguaggi tecnici |
| -anza / -enza | partenza, dipendenza, conoscenza | evento, stato o relazione |
| -ìo | mormorio, calpestio, brulichio | azione prolungata o ripetuta, spesso con effetto sonoro |
I verbi in -izzare formano normalmente il nome in -izzazione: standardizzare → standardizzazione, sensibilizzare → sensibilizzazione. Non ne segue che ogni verbo accetti -zione: diciamo spostamento, non spostazione; lettura, non leggimento.
La produttività di un suffisso indica una tendenza, non una regola senza eccezioni. In caso di dubbio, verifica il nome attestato nel dizionario e osservane il contesto d'uso.
Basi irregolari e allomorfia
Molti derivati colti conservano una base diversa da quella immediatamente visibile nell'infinito. Il rapporto resta riconoscibile sul piano storico e semantico, ma la forma non è sempre prevedibile.
- decidere → decisione;
- concludere → conclusione;
- espandere → espansione;
- riscuotere → riscossione;
- astrarre → astrazione;
- percepire → percezione.
Queste alternanze sono casi di allomorfia, cioè della presenza di forme diverse per la stessa base lessicale. Per un apprendente avanzato è utile costruire famiglie di parole: concludere, concluso, conclusione, conclusivo; percepire, percepito, percezione, percettivo.
Non tutte le parole formalmente simili appartengono però alla stessa famiglia produttiva. Il significato e la storia della parola devono confermare il rapporto, non soltanto la somiglianza grafica.
Conversione e forme nominali del verbo
Un nome deverbale può nascere anche senza un suffisso chiaramente separabile. Si parla allora di conversione o di derivazione a suffisso zero:
- arrivare → arrivo;
- ricercare → ricerca;
- sostare → sosta;
- parcheggiare → parcheggio.
Anche alcune forme verbali possono essere sostantivate:
- l'infinito: il parlare in pubblico, il continuo cambiare idea;
- il participio passato, in forme ormai lessicalizzate: una promessa, una proposta, una ricevuta;
- il participio presente: un cantante, un dirigente, una componente.
L'infinito sostantivato conserva una forte idea di processo: Il tradurre richiede precisione. Il nome lessicalizzato è più compatto e può avere significati specifici: la traduzione può indicare sia l'attività sia il testo prodotto.
Azione, risultato e oggetto
Lo stesso nome deverbale può assumere valori diversi. Il contesto, l'articolo e il numero aiutano a interpretarli.
| Nome | Valore di azione | Valore di risultato o oggetto |
|---|---|---|
| costruzione | La costruzione del ponte durerà due anni. | Quella costruzione è del Settecento. |
| traduzione | La traduzione del romanzo è stata complessa. | Ho letto una buona traduzione italiana. |
| arredamento | L'arredamento della sala richiede tempo. | Abbiamo scelto un arredamento moderno. |
| pagamento | Il pagamento deve avvenire entro lunedì. | Sono arrivati tre pagamenti. |
Nel valore d'azione, il nome conserva più chiaramente la struttura del verbo. Quando indica un oggetto o un risultato autonomo, può diventare numerabile e allontanarsi dalla costruzione verbale originaria.
Per riconoscere il valore d'azione, prova la parafrasi «l'atto o il processo di + verbo»: la costruzione del ponte → «il processo di costruire il ponte».
Gli argomenti nella frase nominale
Un verbo assegna ruoli ai suoi partecipanti; il nome deverbale può conservarli, ma li esprime attraverso preposizioni.
I volontari distribuiscono i pasti ai residenti.
→ La distribuzione dei pasti ai residenti da parte dei volontari.
L'oggetto diretto del verbo è introdotto normalmente da di: analizzare i dati → l'analisi dei dati. L'agente può essere espresso con da parte di, soprattutto quando occorre distinguerlo dall'oggetto: la valutazione del progetto da parte della commissione. I complementi indiretti tendono a conservare la loro preposizione: dipendere dal petrolio → la dipendenza dal petrolio.
La sequenza con di può risultare ambigua: la descrizione di Marco può significare «Marco descrive» oppure «qualcuno descrive Marco». Il contesto o una formulazione esplicita risolvono l'ambiguità : la descrizione fatta da Marco; la descrizione che il testimone ha fatto di Marco.
Coesione testuale e stile nominale
La nominalizzazione consente di riprendere una frase precedente senza ripeterne il verbo:
Il comune amplierà la zona pedonale. L'ampliamento inizierà a settembre.
Nei testi specialistici crea catene concettuali e permette di classificare processi: rilevare → rilevazione → dati di rilevazione. Un accumulo eccessivo, però, rende la prosa astratta:
L'effettuazione della verifica della conformità della documentazione.
Una versione più leggibile distribuisce le azioni tra verbi e nomi:
Gli uffici verificheranno che la documentazione sia conforme.
Lo stile nominale non è dunque automaticamente più preciso o più formale. È efficace quando serve a tematizzare un concetto, confrontare processi o evitare ripetizioni; è meno efficace quando nasconde chi agisce.
Nomi astratti, articoli e plurale
Un nome astratto non numerabile compare spesso al singolare: la pazienza, la chiarezza, la conoscenza. Può però diventare numerabile quando indica manifestazioni, competenze o casi distinti:
- una gentilezza inattesa / molte gentilezze;
- una conoscenza approfondita del tema / solide conoscenze tecniche;
- la difficoltà del compito / diverse difficoltà operative.
L'articolo indeterminativo seleziona spesso una particolare manifestazione della qualità : Ha dimostrato una sensibilità rara. Il plurale può produrre una specializzazione semantica: le autorità non è semplicemente il plurale astratto di autorità , ma indica le istituzioni o le persone che esercitano un potere.
In sintesi
I nomi astratti e deverbali si formano tramite suffissazione, conversione o sostantivazione di forme verbali. I suffissi più frequenti includono -ità , -ezza, -zione, -mento, -tura e -aggio, ma la scelta è lessicale e può comportare basi irregolari. I deverbali possono indicare azione, risultato o oggetto, conservare gli argomenti del verbo e contribuire alla coesione del testo. Un uso consapevole alterna densità nominale e chiarezza verbale.
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Last updated July 20, 2026