B2 · Upper IntermediateLesson 3 of 4

La risalita dei clitici con i verbi modali

Impara la risalita dei clitici con i verbi modali italiani dovere, potere e volere, come in Lo devo comprare, che diventa anche Devo comprarlo (B2).

Due posizioni possibili

Con i verbi modali dovere, potere e volere seguiti da un infinito, un pronome atono che dipende dall'infinito può occupare due posizioni.

Devo comprare il biglietto.

→ Lo devo comprare.

→ Devo comprarlo.

Nella prima frase il pronome lo precede il verbo modale: questo spostamento si chiama risalita del clitico. Nella seconda resta unito all'infinito. In genere le due costruzioni hanno lo stesso significato e sono entrambe comuni nell'italiano contemporaneo.

Proclisi ed enclisi

Le due possibilità seguono le regole generali della posizione dei pronomi.

Pronome davanti al modale Pronome unito all'infinito
Ti voglio chiamare. Voglio chiamarti.
La posso accompagnare. Posso accompagnarla.
Gli dobbiamo rispondere. Dobbiamo rispondergli.
Ne vorrei parlare. Vorrei parlarne.
Ci puoi andare domani. Puoi andarci domani.

Quando il pronome si unisce all'infinito, la -e finale cade: comprare + lo → comprarlo; scrivere + gli → scrivergli; parlare + ne → parlarne. Con gli infiniti in -rre si scrive una sola r prima del pronome: tradurre + lo → tradurlo, porre + ci → porci, condurre + la → condurla. Anche fare e dire perdono la vocale finale: farlo, dirlo.

La posizione prima del modale è molto frequente nel parlato, ma non è meno corretta. La scelta dipende dal ritmo, dal contesto e dall'elemento che chi parla vuole presentare per primo.

I gruppi di pronomi non si dividono

Anche due pronomi combinati possono risalire. In questo caso formano un unico gruppo: salgono entrambi oppure restano entrambi uniti all'infinito.

  • Te lo posso spiegare ↔ Posso spiegartelo.
  • Gliene dobbiamo parlare ↔ Dobbiamo parlargliene.
  • Ce li vuoi mostrare? ↔ Vuoi mostrar*celi?*
  • Non me ne voglio andare ↔ Non voglio andarmene.

Non separare la combinazione tra i due verbi. Per esprimere «voglio dire questa cosa a te», usa te lo voglio dire oppure voglio dirtelo, non ti voglio dirlo e non lo voglio dirti.

Lo stesso principio vale per le combinazioni lessicalizzate del tipo farcela: in ce la i due clitici non si separano mai. Ce la devo fare ↔ Devo farcela.

Il dativo tonico loro non è un clitico: resta dopo il verbo (Devo parlare loro) e non si unisce all'infinito. Se usi il clitico gli con valore plurale, puoi dire Devo parlargli, ma non usare loro devo parlare come esempio di risalita.

Ci, ne e i verbi pronominali

La risalita riguarda anche ci, ne e le particelle che fanno parte di un verbo pronominale.

Senza risalita Con risalita
Devo pensarci. Ci devo pensare.
Possiamo farne a meno. Ne possiamo fare a meno.
Voglio andarci. Ci voglio andare.
Non posso farcela. Non ce la posso fare.
Non voglio andarmene. Non me ne voglio andare.

Anche quando la particella ha un significato lessicalizzato, la struttura resta la stessa. Non eliminiamo né sostituiamo una parte del verbo: farcela richiede ce la, mentre andarsene richiede il pronome riflessivo più ne.

Negazione, avverbi e rilievo

La negazione non precede l'intero gruppo verbale in entrambe le costruzioni:

  • Non lo posso confermare.
  • Non posso confermarlo.
  • Non ci voglio tornare.
  • Non voglio tornarci.

Gli avverbi aiutano a organizzare il messaggio: Lo devo assolutamente finire; Devo assolutamente finirlo. Non devono però separare il pronome dal verbo a cui è appoggiato: diciamo lo voglio proprio capire, non lo proprio voglio capire.

La posizione può dare un leggero rilievo diverso senza cambiare il contenuto fondamentale. Questo problema lo devo risolvere oggi presenta subito il problema come tema; devo risolverlo oggi mantiene più compatto il legame tra risolvere e il suo oggetto.

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Con dovere, potere o volere seguito da un infinito, quale descrizione è corretta per un clitico che dipende dall’infinito?

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La risalita nei tempi composti

Con un infinito transitivo, le due posizioni restano possibili anche quando il modale è a un tempo composto:

  • Il biglietto l'ho dovuto comprare online.
  • Ho dovuto comprarlo online.

Con un clitico oggetto anteposto, il participio del modale concorda normalmente con l'oggetto: Le ho dovute comprare. Con il pronome unito all'infinito non c'è questo accordo: Ho dovuto comprarle.

Con un infinito riflessivo, la posizione del pronome è collegata alla scelta dell'ausiliare nella norma sorvegliata:

  • Marta si è dovuta alzare presto: il pronome è risalito e l'ausiliare è essere;
  • Marta ha dovuto alzarsi presto: il pronome resta con l'infinito e il modale usa avere.

Con un verbo di movimento che richiede essere, la risalita conserva quell'ausiliare: Non ci sono potuto andare. Se il pronome resta unito all'infinito, sono possibili non sono potuto andarci e, nell'uso contemporaneo, non ho potuto andarci.

Nei contesti formali, una scelta sicura è usare l'ausiliare richiesto dall'infinito. Con i riflessivi, ricorda la coppia mi sono dovuto alzare / ho dovuto alzarmi.

Più di un infinito

Se il modale regge una catena di due infiniti, il pronome può occupare più posizioni, purché resti legato al complesso verbale:

  • Lo devo poter spiegare.
  • Devo poterlo spiegare.
  • Devo poter spiegarlo.

Le tre frasi sono grammaticali. La prima anticipa il pronome davanti al modale; la seconda lo unisce al primo infinito; la terza lo colloca accanto al verbo di cui è complemento.

Un comportamento simile è possibile con sapere quando significa «essere capace»: Lo so fare ↔ So farlo. Quando sapere significa «essere a conoscenza», non funziona come un vero modale: So di aver sbagliato non permette di portare un pronome attraverso la preposizione di.

Quando la risalita non è possibile

La risalita richiede che il verbo coniugato e l'infinito formino un complesso stretto. È normale con dovere, potere e volere senza preposizione. Non possiamo applicarla automaticamente a ogni verbo seguito da un infinito.

Confronta:

  • Lo devo leggere ↔ Devo leggerlo: dovere è modale;
  • Cerco di leggerlo: cercare di introduce l'infinito con una preposizione;
  • Spero di leggerlo: anche sperare di non permette lo spero di leggere con lo stesso valore.

La presenza di di o a non basta però, da sola, a decidere: alcuni verbi ristrutturanti permettono la risalita anche con una preposizione o con il gerundio, mentre altri no.

Costruzioni che ammettono spesso la risalita Costruzioni che non la ammettono nel significato indicato
Lo sto per fare. / Sto per farlo. Cerco di farlo, non lo cerco di fare.
Lo comincio a capire. / Comincio a capirlo. Spero di capirlo, non lo spero di capire.
Lo continuo a leggere. / Continuo a leggerlo.
Lo vado a prendere. / Vado a prenderlo.
Lo riesco a capire. / Riesco a capirlo.
Lo sto facendo. / Sto facendolo.

Queste possibilità dipendono dal verbo e dalla costruzione: imparale come schemi d'uso, senza applicare la risalita automaticamente a ogni infinito introdotto da di o a.

Errori frequenti e sintesi

Evita soprattutto questi errori:

  1. lasciare la -e dell'infinito: devo comprarelo → devo comprarlo;
  2. collocare il pronome tra modale e infinito senza unirlo: devo lo comprare → lo devo comprare o devo comprarlo;
  3. dividere due pronomi: gli devo dirlo → glielo devo dire o devo dirglielo;
  4. cambiare involontariamente il significato di una combinazione lessicalizzata: devo farla parla di un'azione concreta, mentre ce la devo fare significa «devo riuscirci»;
  5. far risalire il pronome oltre una preposizione: lo cerco di leggere → cerco di leggerlo.

In sintesi, con dovere, potere e volere il clitico può precedere il modale oppure unirsi all'infinito. I gruppi pronominali restano inseparabili, ci e ne seguono lo stesso meccanismo e, nei tempi composti con verbi riflessivi o intransitivi, la posizione può influire sulla scelta dell'ausiliare.

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Last updated October 14, 2026